Guaritori tradizionali o medicina scientifica ?
Per sociologi, medici, storici africani ed internazionali riuniti all’Università cattolica dell’Africa centrale di Yaoundé per un dibattito sul “Pluralismo medico in Africa”, con la mondializzazione e l’urbanizzazione del continente si sta superando la rivalità storica tra le diverse forme di medicina e si tende verso un modello di sanità che integra tutte le cure. “Nelle campagne, in assenza di infrastrutture funzionanti e di centri sanitari, le popolazioni tendono a ricorrere ai metodi più tradizionali, dalle piante ai guaritori, non sempre scientificamente dimostrabili, però efficaci in alcuni casi, e che danno sollievo psicologico” fa notare lo storico Pierre Fadibo, originario della regione dell’Estremo-Nord del Camerun.
“L’urbanizzazione dell’Africa ha introdotto nelle nostre società l’istituzione sanitaria – ospedali e cliniche, pubbliche e private – ma anche ‘nuove chiese’ che propongono una medicina divina basata sulla fede e la preghiere. In città si fa spesso ricorso anche all’automedicazione” dice padre Martin Briba, docente della Facoltà di scienze sociali a Yaoundé. Nel continente, al crocevia tra tradizione e modernità, il pluralismo medico sta diventando sempre più una realtà sociale: diversi metodi coesistono ed interagiscono per formare una “multiterapia” alla quale le persone malate ricorrono, anche contemporaneamente, pur di guarire. Da Douala ad Abidjan, il padre gesuita ed antropologo francese Eric de Rosny studia da decenni le diverse forme di medicina tradizionale africana e la tendenza della società moderna ad integrarla ai metodi scientifici, inventandosi una propria identità sanitaria. [VV] Misna 7/2/10
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