|
|
|
|
DISTRETTO AFRICANO
Condivisione della vita e della missione delle FSCJ a Zamakoe - Cameroun
Noi quattro Sorelle FSCJ, inserite nella Diocesi di Mbalmayo, precisamente nella città di Zamakoe, abitiamo all’ospedale “Oasi della Madre dell’Amore”. Oltre al servizio prestato in ospedale, specialmente da Sr. Michela e Sr. Rani, vogliamo condividere oggi con voi, il servizio pastorale realizzato nella parrocchia di San Giuseppe.
Lavoriamo insieme ai padri e fratelli Carmelitani e padri Claretiani. Il parroco è P. Pio Carmelitano del Congo – Brazzaville. Noi FSCJ prestiamo servizio nelle scuole con l’insegnamento religioso, nella pastorale vocazionale, nel coordinamento della catechesi e nella formazione dei leaders.
Il servizio realizzato nella scuola come insegnamento religioso è una grande sfida, perché la Direzione ci chiede di fare lezione a mezzogiorno; siamo contente con questa apertura, anche se incontriamo i ragazzi nel momento in cui sono già stanchi, ma con creatività e molto amore assumiamo questa missione in collaborazione con i novizi carmelitani e claretiani. Possiamo dire che i risultati sono visibili per la partecipazione alla messa, così come nel cercare di regolarizzare la propria situazione di cristiani che non hanno ricevuto né la prima comunione, né la cresima, così come la partecipazione dei ragazzi nei diversi movimenti della Chiesa: corale, chierichetti, gruppo di preghiera, gruppo vocazionale e tutti i lavori concreti della comunità cristiana.
Per ora due sorelle si occupano della Pastorale, con servizi diversi: Sr. Julia presta servizio nella scuola di Mbedoumou, con un gruppo di ragazzi a cui insegna religione e con un altro gruppo di ragazzi a Yen un piccolo paese vicino a Zamokoe. Mentre io quest’anno presto servizio di coordinamento della catechesi in parrocchia, o meglio, di un piccolo Centro di Catechesi con una équipe di laici/e. Insieme camminiamo lasciando segni di organizzazione e di perseveranza, nonostante le sfide anche economiche. Come équipe stiamo organizzando un progetto di insegnamento religioso nelle scuole, avendo come obiettivo quello di programmare i contenuti e il metodo per poter evangelizzare e testimoniare in maniera nuova e pianificata con un linguaggio comune, tenendo in considerazione l’età dei ragazzi, per rendere possibile una crescita graduale nella fede e nell’esperienza di Dio.
Come équipe lavoriamo e cerchiamo di cambiare il metodo di catechesi – passare dalla semplice domanda risposta ad una nuova metodologia: Vedere, Giudicare, Agire, Celebrare e Condividere, non dimenticando l’importanza della conoscenza dottrinale, (fede e vita camminano insieme). Come équipe lavoriamo nella formazione dei leaders e nella formazione delle confraternite.
L’équipe e il parroco sentono che è molto importante utilizzare questa metodologia; percepiamo che le persone (catechiste e altre persone) amano questo nuovo modo di evangelizzare, molti/e ci hanno detto:“Comprendo in modo molto più rapido con questo tipo di insegnamento e posso utilizzarlo anche con i ragazzi della catechesi”.
“Sono contento perché pur essendo un po’ vecchio ho l’opportunità di apprendere cose nuove”.
“Per me è una grande sfida, come posso fare per mutare il mio modo? Ero abituato con la domanda-risposta, ma se voi mi aiutate io mi sento capace di cambiare, perché questo modo di fatto tocca nel concreto della vita ed esige azione…” (fede e vita).
“Sono felice nell’apprendere cose nuove, questo modo semplice d’ insegnare tocca la mia vita e con esso mi sento sfidato a mutare il mio modo, sapendo bene di far la mia parte e lasciando allo Spirito Santo la sua parte…”
Lasciare che Dio sia Dio, nella vita delle persone è molto importante nel cammino di evangelizzazione…
Potremmo condividere molte altre espressioni delle persone che ci sono vicine, ma condividiamo quella del mese di ottobre, mese missionario e mese di Santa Teresa Verzeri. Nella nostra parrocchia e in una comunità vicina, abbiamo condiviso il nostro carisma e siamo state ben accolte – l’abbiamo fatto in modo creativo- con teatro che ha attirato molto l’attenzione delle persone, alcune delle quali hanno detto: “Questa vostra Santa, Santa Teresa Verzeri, io desidero conoscerla di più perché di fatto è una donna di fede… e come voi dite “è una Santa per il mondo”… e siccome è nostra … io voglio conoscerla di più”.
Comprendo che la nostra Fondatrice, Santa Teresa Verzeri, è grande, un vero tesoro. Per questo tocca la vita delle persone semplici con cui condividiamo la nostra fede e la nostra speranza in Dio, cercando di vivere i valori che Gesù ci ha lasciato in eredità.
Nella certezza che il seme sparso con amore ogni giorno produce frutti di vita nuova e la pienezza del cuore di coloro che vogliono seguire i passi di Gesù nella vita di ogni giorno.
Con gratitudine Per la Comunità di Zamakoè – Cameroun Ir. Zenaide Perinazzo fscj
|
|
|
|
|
|
Guaritori tradizionali o medicina scientifica ?
Per sociologi, medici, storici africani ed internazionali riuniti all’Università cattolica dell’Africa centrale di Yaoundé per un dibattito sul “Pluralismo medico in Africa”, con la mondializzazione e l’urbanizzazione del continente si sta superando la rivalità storica tra le diverse forme di medicina e si tende verso un modello di sanità che integra tutte le cure. “Nelle campagne, in assenza di infrastrutture funzionanti e di centri sanitari, le popolazioni tendono a ricorrere ai metodi più tradizionali, dalle piante ai guaritori, non sempre scientificamente dimostrabili, però efficaci in alcuni casi, e che danno sollievo psicologico” fa notare lo storico Pierre Fadibo, originario della regione dell’Estremo-Nord del Camerun.
“L’urbanizzazione dell’Africa ha introdotto nelle nostre società l’istituzione sanitaria – ospedali e cliniche, pubbliche e private – ma anche ‘nuove chiese’ che propongono una medicina divina basata sulla fede e la preghiere. In città si fa spesso ricorso anche all’automedicazione” dice padre Martin Briba, docente della Facoltà di scienze sociali a Yaoundé. Nel continente, al crocevia tra tradizione e modernità, il pluralismo medico sta diventando sempre più una realtà sociale: diversi metodi coesistono ed interagiscono per formare una “multiterapia” alla quale le persone malate ricorrono, anche contemporaneamente, pur di guarire. Da Douala ad Abidjan, il padre gesuita ed antropologo francese Eric de Rosny studia da decenni le diverse forme di medicina tradizionale africana e la tendenza della società moderna ad integrarla ai metodi scientifici, inventandosi una propria identità sanitaria. [VV] Misna 7/2/10
|
|
|
|
|
|
Eco di RANGU per chi viene o vi ritorna a Rangu oltre che dalla bellezza della natura che lo circonda viene a trovarsi in una realtà molto precaria e ne avverte l'accentuata povertà, fenomeno che si percepisce anche nella nostra società italiana, ma di qui è molto evidente.
Alle cure ospedaliere si ricorre solo nei casi di estrema gravità, gli interventi non urgenti si rimandano e anche le consultazioni a ambulatoriali sono molto diminuite e i medicinali prescritti e acquistati sono solo lì essenziali. Si cercano i rimedi tradizionali al villaggio e certe volte le conseguenze sono gravi.
Sono fortunati i bambini adottati, i bambini del centro nutrizionale, della nostra scuola materna, loro hanno un pasto giornaliero assicurato e di che vestirsi.
Se aumenta la povertà aumenta anche la necessità di intervento socio economico caritativo, ma anche a noi tante volte non rimane che allargare le braccia e alzare gli occhi del cielo.....”donde vi verrà l'aiuto?....”.
La speranza è la forza che non lascia posto allo sconforto, noi siamo qui per loro, con loro e non siamo soli. Noi tutti uomini di buona volontà che siamo chiamati a “essere testimoni del crocifisso risorto che è apparso ai suoi” possiamo e dobbiamo incontrarlo nella nostra vita scoprendolo nell'altro. Ero ammalato e mi avete curato, ero affamato e..... Questo è possibile nella misura in cui viviamo il comandamento dell'amore. Siamo chiamati ad essere uomini e donne di fede e di speranza, di credere in Cristo risorto, ama la vita, la difende e la testimonia con gioia poiché è pienamente convinto che dove è Lui, là saremo anche noi.
Il sorriso di un bimbo,lo sguardo di una mamma, la mano tesa di un vecchio sonno la certezza che forse un domani la situazione cambierà. Aauguriamoci che i responsabili del paese prendano coscienza, i giovani credano in un futuro e cerchino di operare per il bene comune onde impedire che altri lo facciano al loro discapito.
Passerà ancora molto tempo, ma alla fine qualcuno ci sarà, ne prenderà coscienza e allora....... “terra nuova.......” Maddalena
|
|
|
|
|
|
Dalla Repubblica Democratica del Congo: lettera da Kinshasa
Dal “Bollettino” della Congregazione
Carissimi tutti
Siamo ritornate a Kinshasa l’8 marzo, arrivate il giorno stesso nella nuova casa di locazione a Pascal (Kinngasani) comune di Kimbanseke, parrocchia S. Bonifacio. Come previsto, col curato della parrocchia ed i proprietari della casa, i lavori della casa avrebbero dovuto essere fatti prima del nostro arrivo, ma non è stato così! Arrivate a Kinshasa, domenica alle ore 11 prendiamo la via di casa e quando arriviamo troviamo le persone che stanno lavorando per riordinarla. Pazienza…deponiamo i nostri bagagli e ci riposiamo un po’ approfittando di alcune sedie che gentilmente hanno portato i vicini.
Dopo 11 pesanti ore di viaggio e la lunga attesa al porto fluviale, siamo affamate, assetate, stanche.
Le persone vengono a farci visita, soprattutto i cristiani della nostra parrocchia che abitano nel quartiere, rassicurandoci che sono vicini a noi e che non dobbiamo sentirci sole nel quartiere.
Finalmente verso le ore 17 arrivano i bagagli! Abbiamo appena il tempo di sistemare alla meglio le cose che si fa buio…siamo senza luce e senza acqua…
Per tutta la settimana i parrocchiani non hanno smesso di venire a farci visita per fare la nostra conoscenza.
La casa è a dieci minuti di cammino, a piedi, dalla parrocchia: una casa di 4 camere, 2 bagni, 1 cucina ed un salone abbastanza grande ed un piccolo spazio per i fiori. E’ un quartiere popolare con parecchie sette, ma ci sono anche molti cristiani.
Dal nostro arrivo in poi ci siamo prese il tempo di conoscere e di visitare soprattutto le famiglie vicine, quelle delle CEVB (comunità base) di cui anche noi facciamo parte.
Il 10 marzo durante la S. Messa, il curato ci ha presentato ai parrocchiani. Il 16 domenica successiva al nostro arrivo, durante la S. Messa il vicario ci ha dato il benvenuto e noi abbiamo avuto l’ occasione di presentarci in forma ufficiale.
Per la pastorale parrocchiale il curato ci ha chiesto la collaborazione come responsabile dei catechisti e dei giovani, oltre a questo abbiamo da seguire un gruppo di ragazze in ricerca vocazionale: facciamo incontri formativi ogni ultima domenica del mese, accogliamo le ragazze che vengono da fuori città per periodi di esperienza ed una volta la settimana suor Gisèle fa il catechismo ai bambini del quartiere e ai bambini della CEVB e, ogni giovedì, alle ore 18 partecipiamo alla CEVB del nostro quartiere e poi insegniamo alle ragazze lavori femminili.
Il nostro più grande problema è l’acqua e l’elettricità: per avere dell’acqua bisogna aspettare anche 24 ore. Ma da oggi c’è un piccolo miglioramento, speriamo che continui così…
Ed inoltre stiamo facendo i conti con una grande “instabilità” monetaria: il dollaro non smette di salire ed i prezzi aumentano. Ma cerchiamo di vivere al ritmo di qui evitando tutto quello che non è strettamente essenziale.
Contiamo sulle vostre preghiere per questa missione in Congo.
Suor Gisèle e suor Lucie
|
|
|
|
|
|
Dalla casa di accoglienza di Bimbo – Centrafrica
Dall’anno duemila ad oggi nella “Casa d’accoglienza” S. Cuore per bambini orfani e vulnerabili, abbiamo reinserito circa trenta ragazzi di cui riusciamo a seguirne attualmente diciotto. Non sempre la situazione familiare è favorevole, anzi spesso è difficile e ad ogni fine settimana quando i ragazzi reinseriti ritornano al centro per i corsi di artigianato del vimini o di agricoltura o di taglio e cucito, si mettono in cammino per chilometri e chilometri per arrivare all’ ”Oasi del S. Cuore”, dove ritrovano il calore umano dell’accoglienza, l’energia di un buon pasto, l’acqua a disposizione per una fresca doccia senza la fatica di attingerla e la forza per ripartire verso la dura realtà che li circonda. A casa c’è spesso una zia dal cuore di matrigna che li tratta come “Cenerentola”...sono pochi quelli che hanno la nonna o qualche altro membro della famiglia allargata che li ama e rispetta con dignità. Nell’accompagnamento periodico cerchiamo di stare a loro fianco per incoraggiarli,per difendere il tempo e l’importanza da dare alla scuola o alla formazione professionale cercando di far capire tutto ciò a una parentela troppo esigente per quanto riguarda il lavoro in casa,tanto che i nipoti non possono dedicare tempo ad altro. Dunque ogni sabato i nostri ragazzi anche se il cammino è lungo ritornano piacevolmente in quell’oasi (che per anni si è presa e continua a prendersi cura della loro esistenza) per ritrovare quella pace, quel contatto amichevole che fanno fatica a percepire nel loro quotidiano familiare.
Cari amici benefattori...essere casa aperta per donare pace a chi entra come ospite: questa è la nostra realtà . “Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi”(Mt.10,11). E’ necessario porre le condizioni adatte per liberare la pace nel cuore dell’ospite. Approfittiamo di questa lettera di collegamento per manifestarvi la nostra sincera riconoscenza perché il vostro contributo puntuale e fedele ci aiuta a spalancare le porte della nostra casa a questi ragazzi che continuano ad essere bisognosi di sostegno materiale, morale e spirituale. Sr Paola, sr Elisabetta, sr Sandra, sr Diana e tutti i bambini.
|
|
|
|
|
|
Da Agnibilekrou : Il piccolo principe dal volto nero
UN PICCOLO PRINCIPE dal volto nero, è planato nel cortile della Parrocchia di Agnibilekrou in Costa d’Avorio il giorno dopo l’atterraggio di fortuna del grande pilota Antoine de Saint-Exupéry. Alla ricerca di un interlocutore, il piccolo ometto ha cominciato a chiedere (come fa ormai dal 1943) all’aviatore stesso, preoccupato di riparare il suo velivolo in panne in pieno deserto del Sahara: “S’il vous plaît… dessine-moi un mouton!” (“Per favore, disegnami una pecora”!) Eh, sì, il piccolo principe qui parla la sua lingua d’origine: il Francese. Il recital si è aperto con la proiezione del disegno di una pecora “molto malata”, secondo il parere del Piccolo Principe, immagine che ha catturato subito l’attenzione e la curiosità di un folto pubblico di giovani e adulti.
Don Massimo ha fatto costruire il mezzo velivolo, quel tanto che serviva e che in prospettiva ti lasciava immaginarne l’altra metà, con elica appropriata; ha scelto con cura gli attori, ha fatto cucire per ciascuno l’abito del personaggio, ha creato una coreografia accattivante e moderna: le luci, i canti, il sonoro sono stati ben coordinati attraverso: consolle, impianti di diffusione, microfoni , tutti strumenti precedentemente acquistati ad Abidjan, la Capitale della Costa D’Avorio, con il sostegno economico dei genitori e degli amici italiani dello stesso don, proprio per avviare l’attività teatrale di cui lo stesso sacerdote è esperto. La proiezione gigante dei disegni richiesti dal Piccolo Principe fino a quello della pecora che dorme dentro la scatola, ma l’unica capace di convincere il piccolo protagonista, è stata un’idea intelligente; i balli interpretati da un gruppetto di ragazzi e ragazze abbigliati anni ’60, hanno creato quel tocco di modernità ed hanno accompagnato, assieme al narratore, il piccolo cercatore di amici nel grande viaggio tra gli Asteroidi.
Abituati a vedere in copertina un Piccolo Principe dai capelli “del colore del grano” e un po’ sparati al vento questa volta Christoph, è un bellissimo ragazzetto dalla pelle nera, con dei lineamenti finissimi; egli ha offerto l’immagine di un Piccolo Principe Africano come il deserto del Sahara. Egli per salvare la sua rosa affettivamente così… delicata, che non sa come difendere dai pericoli, piega verso di sé l’improvvisato… meccanico, lo distoglie dalla sua preoccupazione così terrestre, attraverso quel “misterioso paese delle lacrime”. I giovani attori hanno saputo interpretare molto bene il proprio personaggio: - l’Aviatore, che alle prese con martello, bulloni, fame e sete cerca di accontentare con i vari disegni il piccolo ometto “che mai dimenticava una domanda una volta che l’aveva posta” e lo fa meglio che può, superando lo smacco… “di aver abbandonato, all’età di sei anni, una magnifica carriera da pittore” dedicandogli del tempo, ma mirando a non superare gli 8 giorni di panne, decisi dalla scarsità dell’acqua; - il Re avvolto nella sua boria di voler comandare a tutti i costi su qualcuno… e che pretende di trattenere il piccolo suddito per avere almeno qualcuno cui chiedere l’obbedienza già che “l’Autorità si poggia sulla ragione”; - il Vanitoso che non intende altro che gli elogi ed è seduto ad aspettare ammiratori; - il Matematico che ricomincia milioni di volte il conto dei milioni di stelle, illudendosi di possederle solo per il fatto che le conta e le riconta…
E’ serio, lui!; - il Lampionaio, l’unico personaggio che il Piccolo Principe non trova ridicolo e che si dispiace di lasciare forse perché “lui, almeno, si occupava di altre cose che di se stesso...”. Questo “lampionaio” ha creato una suggestione scenica particolare con quel suo accendere e spegnere il lampione con una perfetta sincronia tra il suo toccare il vetro con l’asta, e quello del tecnico delle luci che operava, nascosto presso la consolle; - la Volpe che con il suo segreto: “…non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi”! riesce ad illuminare il cuore del Piccolo Principe, e aggiunge: “…è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che fa la tua rosa importante”! Poi, per non perdere l’amico, si permette di avanzare la sua richiesta: “Addomèsticami !... io ascolterò il rumore dei tuoi passi che saranno come una musica. Vedi, laggiù, i campi di grano? I campi di grano non mi dicono niente, ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora ciò sarà meraviglioso quando tu mi avrai addomesticato! Il grano che è dorato mi farà ricordare te. E io amerò il fruscio del vento tra il grano… Per favore, addomesticami! - Io lo voglio, ma io non ho molto tempo: ho degli amici da scoprire e molte cose da conoscere. - Non si conoscono se non le cose che si sono ammaestrate. Gli uomini non hanno più il tempo di conoscere niente. Acquistano le cose presso i mercanti. Ma poiché non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!
Tutti i presenti hanno apprezzato “l’opera” che voleva dare a tutti i presenti l’opportunità di riflettere sulle semplici verità racchiuse in tante suggestioni; hanno applaudito gli attori, ma in particolare don Massimo il quale ha annunciato di ripetere presto la rappresentazione in un’altra zona di Agnibilekrou ed anche fin su al Nord, a Tanda. Ciascuno ha potuto ritrovarsi qua e là tra i personaggi riconoscendo che i difetti o qualche tocco di sapienza… forse, ci sono anche in noi, un po’ mescolati e anche noi vaghiamo nei nostri mille pianeti quelli delle nostre aspirazioni alla ricerca… di qualcosa. Noi possiamo lasciare idealmente il Piccolo Principe, troppo virtuale e intrattenerci con il Grande Re presente nel nostro piccolo-grande pianeta che è il cuore dove Egli ci può ammaestrare, se lo vogliamo. Fatti ad immagine del Gran Re del cui Amore siamo una scintilla, possiamo entrare nella sua amicizia e trovare la salvezza, quella dell’Agnello immolato che ricrea l’immagine perduta.
Sr.Maria Grazia Astori
|
|
|
|
|
|
Dal Distretto africano scrive sr. Mariangela Piazza
Il 30 novembre partenza da Bangui e arrivo a Brazzaville capitale del Congo dopo un’ora e mezza di volo con ToumAir. Essendo domenica non c’è la possibilità di attraversare il fiume e arrivare a Kinshasa… Suor Alphonsine, una suora della Provvidenza, mi accompagna al porto e resta con me dalle 7.00 del mattino fino alle 11.00, sempre per il problema del visto che si risolverebbe con l’offerta di denaro…ma basta pagare con un po’ di pazienza per ottenere il laisse-passer gratuito e risparmiare così i “soldi dei poveri”. Sr. Alphonsine ha atteso fino all’imbarco sulla canoa veloce che mi avrebbe portato all’altra sponda in Congo Democratico. Il viaggio seppur breve non è privo di emozioni perchè l’acqua è molto alta: siamo alla fine della stagione delle piogge…ed essendoci stato qualche incidente…siamo aiutati ad affidarci a Colui che ha camminato e cammina sulla acque! Sbarcata all’altra riva scorgo da lontano Sr.Lucie che mi attende fin dal mattino. Le suore della Visitazione di Kinshahsa ci accompagnano con la loro macchina fino alla dimora provvisoria delle FSCJ a Kinsshasa: una piccola casa presa in affitto dai Fratelli Maristi. A 500 metri circa c’è una casa di formazione dei Padri Passionisti.
Iniziamo le ricerche per trovare una casa in quest’immensa città dove attendiamo di trovare il luogo di missione per poter servire i fratelli animate dalla carità del Cuore di Gesù. ….cerchiamo di captare ogni segno…teniamo cuore, mente, occhi e orecchi aperti. Il giorno seguente arriviamo in Arcivescovado per cercare d’incontrare il cancelliere dell’Arcivescovo di Kinshasa e sapere a che punto è il nostro “dossier” presentato nell’aprile scorso. Per fortuna portiamo un copia ancora con noi…l’altra non si trova e per scusarsi ci dice che saremo la prima Congregazione che avrà l’udienza dall’Arcivescovo, al suo ritorno da Roma dove si era recato per la preparazione al prossimo Sinodo Africano. Il giorno seguente partecipo con Sr. Lucie all’incontro mensile dei Superiori Maggiori residenti a Kinshasa: interessante questo incontro che mette sul tavolo i problemi incontrati dalle Congregazioni nella capitale e in tutto il Congo Democratico. Il problema n° 1 è la guerra a Nord-Est del paese che non toglie ai missionari il coraggio di restare accanto al popolo che soffre e muore ingiustamente.
. 8 Dicembre 2008 – Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Purtroppo è un giorno feriale e questa grande festa passa un po’ sotto silenzio… Ricominciamo le ricerche, purtroppo la casa che avevamo sperato di poter prendere in affitto non è disponibile, perché gli inquilini rifiutano di lasciarla libera…ce ne sono altre, ma da ristrutturare! Si tratta di piccole case che non esigerebbero tanto, ma il prezzo del cemento è proibitivo per il momento! E continuiamo a cercare…Quando viene fatta una proposta, si pensa sia secondo i nostri parametri…ma non è così! E allora la pazienza deve essere di casa altrimenti non si potrebbe continuare.
I giorni passano e l’appuntamento con l’Arcivescovo non è annunciato: andiamo in centro città per sollecitare ancora una volta l’incontro con l’Arcivescovo per avere il Decreto che ci autorizza ad aprire una casa di missione a Kinshasa. Preghiamo tutti gli angeli e i santi…e finalmente dopo aver riempito il modulo per la visita all’Arcivescovo, il cancelliere commosso dalla nostra costanza ci ottiene il sospirato appuntamento per l’indomani, ore 11.30! Mentre attendiamo, parliamo delle lunghe attese della Fondatrice a Roma per la sospirata approvazione dell’Istituto…e la ringraziamo per la sua costanza. La tentazione di lasciare è sempre dietro la porta, ma chi lascia ha già perso! Ci risuona nel cuore “Scies postea” anche se non ha tempi quel dopo!
Parlando con un parroco di Kinshasa, l’avevo pregato di chiedere ai cristiani che cosa volessero da una comunità religiosa in parrocchia…la risposta, diversa dall’attesa, è la seguente: “Le FSCJ secondi il loro carisma saranno “implantèes” in un quartiere popolare, dove troveranno i poveri: la “parcelle” trovata non è lontana dalla Parrocchia: le suore opereranno nella formazione cristiana dei bambini e dei giovani…in attesa di altre opere specifiche della Congregazione: noi pensiamo che la vostra presenza è preziosa per compiere la missione di Cristo tra i poveri. Dal quartiere si accede con una certa facilità al centro città.
10 Dicembre 2008 – Questo giorno resterà memorabile nella storia della nostra presenza in Congo. Infatti alle ore 16.45 abbiamo l’udienza con l’Arcivescovo di Kinshasa, Mons. Laurent Mossengo. L’incontro è cordiale: poche parole scambiate, ma molto importanti…”Si, volentieri, con tutto il cuore vi do il decreto di fondazione in RDC, vi benedico…e che cosa farete? “Vivremo la carità…e non escluderemo se non ciò che non è carità”… Una cordiale stretta di mano, un sorriso e con la benedizione del Pastore partiamo con una gioia grande nel cuore…e a ogni gradino: Grazie Signore… la mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta…!!! Ritorniamo felici a casa per condividere con Sr.Bernardette la grazia ricevuta e facciamo un po’ festa insieme.
Continuiamo la ricerche e visitiamo le famiglie della novizia e delle postulanti congolesi che sono a Bangui. Ci sembra di essere a casa: la loro gioia di conoscere le suore che vivono con le loro figlie e la nostra, di conoscere i parenti delle figlie che vogliono entrare nella nostra famiglia, si traduce non solo in uno scambio di doni, ma nella promessa di preghiera reciproca che renderà solidi i legami che ci uniscono. Il tempo trascorre velocemente e arriva il momento della “separazione”! Il fiume che devo riattraversare mi fa gustare l’emozione dei primi missionari che salpavano il mare per salvare le anime… Che il Signore ci dia questo fuoco della missione per rinnovare la nostra fedeltà e il nostro spirito missionario. Sr.Mariangela Piazza
|
|
|
|
|
|
Dalla Costa D’Avorio ci scrive sr. Maria Grazia
Festa dell’Epifania: un grande appuntamento per tutti i bambini del mondo e dunque anche per i bambini della Parrocchia di St. Maurice in AGNIBILEKROU – Costa D’avorio.
Don Vittorio ha cominciato i preparativi prima di Natale radunando tutti i bambini che frequentano la Catechesi e quelli appartenenti ai vari gruppi parrocchiali, compresi gli Angeli cioè le danseuses, ha fatto imparare i canti nuovi e ripassare quelli vecchi, con la collaborazione di una mamma dalla voce bellissima, di don Massimo per le musiche e di alcuni laici per le scene, convocando così tutti gli attori necessari per la Sacra rappresentazione del Vangelo dell’Epifania.
L’invito rivolto a tutti i bambini della Parrocchia era destinato a richiamare anche gli adulti affinché potessero vivere una giornata speciale cominciando dalla Celebrazione Eucaristica. Festa dei bambini di tutto il mondo?... dei bambini dai cinque classici colori attribuiti ai cinque Continenti: verde per l’Africa, bianco per l’Europa, rosso per le Americhe, giallo per l’Asia, azzurro per l’Oceania. La Chiesa, un paio di giorni prima, é stata vestita a festa in modo che a colpo d’occhio offrisse questa riflessione mondiale: la pioggia di bandierine dai cinque colori fatte scendere a tenda, a mo’ di raggiera dal punto più alto sopra l’altare, sono dirette verso i 4 Punti Cardinali lasciando tutti a bocca aperta. Non mancano le bandiere grandi coi nomi dei continenti appese alle colonne della navata centrale: il tutto è disposto con gusto e finezza.
Il pannello a fianco dell’altare, dipinto dallo stesso don Vittorio raffigura Gesù a mensa attorniato da cinque bambini di colore che annuncia a tutti: “Beati gli invitati…” e da un sesto lasciato in bianco nel quale ciascuno si può identificare; davanti alla mensa il grande Presepio dipinto da don Massimo per la notte di Natale. Le prove vengono fatte nei pomeriggi precedenti, le prove dei canti il sabato mattina: si sfiora il numero di 500 presenze. Però non sono tutti qui i bambini di Agnibilekrou: tutti sanno che la festa è per l’Epifania e intanto chi è in chiesa è invitato ad entrare nel cuore in comunione con tutti i bambini che in Piazza S. Pietro saranno attorno al Papa, come ogni anno.
La Festa della Manifestazione di Gesù alle genti qui cade il 4 gennaio (non è stata ripristinata al 6 dopo la protesta dei commercianti Italiani…) La Messa è fissata per le 9:00, ma bisogna che tutti siano in Chiesa per tempo con al collo il foulard colorato ricevuto durante le ultime prove (nessuno lo dimentica a casa!) e ciascuno sa anche qual è il suo posto nel banco; quelli senza foulard andranno a riempire i banchi rimanenti; a gruppetti i circa 1200/1300 bambini riempiono i banchi di più di metà Chiesa: sono loro i principali invitati, e tanti sono così piccoli da dover stare con le proprie mamme, ma in Chiesa c’è un rispettoso silenzio, un silenzio di attesa.
Le danseuses, le cinque giovani che porteranno le cinque candele colorate indossano già l’abito dello stesso colore della candela e tutti gli attori della Sacra rappresentazione sono pronti: i costumi sono bellissimi, alcuni sono quelli conservati nel baule della parrocchia, ma ciascuno ha contribuito a completare il proprio personaggio trovando in casa qualcosa da indossare. Per l’Ingresso della Messa sono pronti sulle quattro porte, in 4 file da 8, i bambini che con bastone e sacco sulle spalle (che ciascuno ha portato da casa) si muoveranno giungendo dai quattro punti dell’Orizzonte così come dice il canto festoso cui tutti danno voce. La processione centrale è completata da 10 ragazze che attraverso la danza Lobi danno il senso dell’apertura alle altre culture e da altre 8 che portano una serie di pannelli con immagini graziose che invitano a lodare, a benedire, cantare e adorare il Re Bambino, il “Dio con noi”.
La coreografia imponente non disturba lo svolgersi della Celebrazione, il tempo non si misura perché tutto è studiato bene affinché il Rito possa conservare il senso del Mistero che si sta celebrando: la proclamazione del Vangelo messo in scena cattura l’attenzione di tutti: gli attori sono bravissimi e tutti sanno quando e come muoversi: Sacra famiglia, Magi con seguito, corte di Erode, ministri del Tempio, gente di Gerusalemme, danseuses, e … la Stella; più un centinaio di attori intorno ad un “bambino” di circa due anni che sa immedesimarsi con semplicità nel suo ruolo importante, tutto attento quando ciascuno dei Magi offre il proprio dono ricco di significato, così come quando i componenti del seguito gli rivolgono il proprio omaggio usando la lingua dei paesi di origine: Agni, Benin, Burkina tutti agghindati, tutti truccati con machillage secondo la tradizione e portando le insegne del potere dei re del proprio Paese. Al momento dell’Omelia i presenti sono aiutati dal Celebrante a riflettere sul significato della festa: talvolta i potenti pensano che Dio, il Re dei re della terra, abbia bisogno del potere umano tanto da volerlo sottrarre dalle loro mani quindi si aggrappano alla violenza perché non hanno altre motivazioni. E’ la festa di tutti i bambini del mondo, di quelli che ridono, di quelli che si accontentano di poco e fanno festa anche solo danzando, ma il pensiero va a quelli che piangono, a quelli che muoiono oggi sotto le bombe proprio nella Terra di Gesù e in altre parti del mondo dove gli attentatori non risparmiano i bambini, e… senza dimenticare Jean Jaque morto a cento metri dalla Chiesa nella Notte di Natale sotto i colpi del fratello, geloso di non avere la stessa mamma…
Dopo la comunione con il Re, quello vero, ecco che il canto conclusivo è l’ultimo tocco di colore: a turno, secondo la successione delle strofe, tutti i bambini dal foulard verde lo fanno roteare sul ritmo del canto, quindi quelli con il rosso, il bianco, l’azzurro e il giallo, poi tutti insieme. I genitori tutti meravigliati e contenti esprimono la loro gioia con dei bei sorrisi e lasciano i propri figli perché la festa continua fuori, nel cortile della parrocchia fino a tardo pomeriggio tra canti, bans e giochi per tutti, animati da don Massimo. Il momento del pranzo è il più “delicato”, ma con l’aiuto degli animatori, delle sei suore e dei sacerdoti si riescono a disporre i circa 1.100 bambini su 7 file, tutti abbastanza pazienti con piatto, bicchiere e cucchiaio portati rigorosamente da casa e con il piccolo contributo di 50 franchi, di cui 25 per il proprio pranzo e 25 da dare ai bambini di un villaggio vicino che sono ancora più poveri: (ci vogliono 656 Franchi CFA per fare 1 Euro, quindi i 50 franchi di qui, in mano ad un bambino EURO, sparirebbero nei centesimi e nei millesimi). Non tutti i bambini di Agnibilekrou sono presenti, manca Giovanni al quale il papà non ha dato i soldini: non sapeva di poter venire ugualmente, “anche senza denaro” come hanno fatto altri.
|
|
|
|
|
|
E’ un venerdì sera di fine ottobre- l’orologio dell’aeroporto di Youndè, la capitale del Cameroun segna le 21.30 – tra poco mi chiameranno per l’imbarco- sul Volo che mi riporterà a casa, in Europa. Intorno a me tutto è lindo ed ordinato; non ci sono molte persone: del resto questo aeroporto non è mai affollato e frequentato come quelli europei.
Mi sembra passata un’eternità da quando sono arrivata nello stesso luogo un pomeriggio di due settimane fa ed al tempo stesso, mi sembrano volati i giorni della mia permanenza a Zamakoè, un villaggio a 15 km dalla capitale Youndè e a 10 km circa da Mbalmayò-zona sud del Cameroun. Qui c’è l’”Oasi Mère de l’Amour”-con il nascente Ospedale di Notre Dame, dove vivono e lavorano le Suore Figlie del Sacro Cuore di Gesù.
Mentre aspetto riapro il mio quadernetto che ho utilizzato dal giorno della mia partenza e sul quale ho annotato un po’ le mie sensazioni, le impressioni, le amarezze, ma anche le soddisfazioni provate durante questa mia esperienza. Cosi, mentre aspetto, ritorno con il cuore alle giornate appena trascorse, al giorno del mio arrivo in Cameroun, quando, con lo slancio del volontario ma ancora la mentalità della turista entro in questo Paese. caldo, umido. La sua gente è cosi diversa-non tanto per il colore della pelle o per l’abbigliamento appariscente e colorato-quanto per l’insieme del modo di essere. Questa Nazione nonostante la povertà che conoscerò, mi apparirà bella, rigogliosa e con molte possibilità di crescere, crescere e migliorare! Direi che l’immagine simbolica di questo Stato è per me quella di un bimbo.-Ciò che di più bello ho visto sono proprio loro, i bambini: meravigliosi, tutti bellissimi,- quando in chiesa li vedevo pregare devoti alla domenica, vestiti a festa, quando venivano da me perché malati, o quando li incontravo in ospedale perché accompagnavano i parenti in visita: belli! Tutti! Con dei dolcissimi occhioni brillanti incorniciati da lunghissime ciglia ricurve! Curiosi ma educati-Vivaci ma buoni! Sfogliando le pagine del mio diario, mi accorgo che nei primi giorni ho incontrato qualche difficoltà, legata alle diverse abitudini da adottare- ad un ambiente con minori risorse disponibili- Difficoltà k ho incontrato non solo nella mia quotidianità personale:come la necessità di proteggermi costantemente e scrupolosamente da punture di insetti per evitare malattie pericolose, la mancanza di comodità, come l’acqua corrente calda, i cibi raffinati, i prodotti da toilette, un letto ed un clima confortevoli, la tecnologia; ma anche nell’ambiente di lavoro (dove era impossibile reperire materiali che in Italia consideravo scontati-sia in ambulatorio che in sala operatoria!).In Africa tutto è prezioso e nulla è scontato come da noi. Ma ci devi andare per credere. Ecco, dopo i primi giorni, in cui ero un poco sconcertata anche se cosciente che non potesse essere altrimenti; il contatto diretto con la gente, l’esperienza di curarla, condividere la vita locale con le Sorelle che vivono nella missione di Zamakoè- mi ha coinvolto ed appassionato. Ogni sera avevo qualcosa di nuovo da scrivere nel mio diario, e non ero più frustrata perche mi mancavano il mio cuscino o la mia doccia! Tutto era passato in secondo piano- Stavo bene lo stesso! Stavo bene con me stessa…e con i fratelli che conoscevo giorno dopo giorno… Nonostante le difficoltà della Lingua (accidenti!), ho trascorso dei giorni significativi durante i quali con il personale del piccolo ospedale ho scherzato, riso, lavorato e talvolta …pianto! Ormai quando alla mattina arrivavo in ospedale, da lontano tutti mi salutavano ed io, per farli più contenti avevo persino imparato a salutarli nella loro lingua locale! Che sorpresa la prima volta per loro!- Ma a parte tutto questo- che tanta gioia mi ha dato, ogni giorno ero chiamata ad una sfida verso le malattie a cui adulti e bimbi sono esposti, alcune sconosciute da noi altre ben note e ben curabili gratuitamente dal nostro Sistema Sanitario-mentre da loro, dure da guarire per la scarsità di mezzi economici a disposizione e di reperibilità dei medicamenti stessi. Ecco, questo mi dava talvolta frustrazione: mi auguravo di essere in Italia, per avere a disposizione il laboratorio analisi, la farmacia, tutte le comodità di cui un medico può disporre! Qui non è cosi, tutto è una conquista, ed il medico deve adattarsi e dare il meglio con quello che c’è-anche in sala operatoria!
Grazie alla Superiora Sr Michela, tanto brava e forte – nelle difficoltà quotidiane che deve affrontare, ho potuto sbirciare nella vita locale, come andare al mercato e comprare frutta, pesce, il pane- gli alimenti tipici del luogo e osservarne con curiosità le caratteristiche, sentirne gli odori e i sapori-non sempre a me gradevoli-osservare le abitudini degli abitanti locali, a volte cosi bizzarre per noi europei. Durante la permanenza del Fondatore dell’Oasi, il Sig.Marco Ferrari, abbiamo inoltre visitato un orfanatrofio ben seguito ed organizzato- e il carcere di Mbalmayo che mi ha sconcertato e rattristato per la sua realtà – Abbiamo comunque cercato di dare il nostro piccolo contributo per aiutare nel limite del possibile –
Ormai è ora che mi incammini e passi il controllo Doganale. Sono lieta di tornare a casa, di tornare dai miei pazienti, di tornare nella mia Italia- ma qui lascio un pezzetto del mio cuore – come immagino succeda a tutti i Volontari che vi arrivano. E’ stata una esperienza unica-che vorrei poter ripetere anche il prossimo anno perché sento potrei dare ancora di più- visto che ormai mi ci sento di casa. Là ho lasciato delle persone amiche, dei validi colleghi del luogo con cui ho lavorato, le infermiere , il personale aiutante la struttura e le Sorelle Sr.Michela con Sr.Rani e Sr.Zenaide, ma soprattutto, là ho lasciato un’Africa che ora sento un po’ anche MIA!
Patrizia
|
|
|
|
|
|
alla vigilia quasi della giornata missionaria mondiale desideriamo
metterci in stretta comunione con voi per annunciarvi che le nostre due sorelle
Sr Lucie e sr Bernadette “missionarie” .....partiranno da Bangui per
Kinshasa domenica 19 ottobre a mezzogiorno circa. Desideriamo accompagnarle
tutte insieme con la nostra preghiera, con il cuore, col pensiero.....e con
tanto affetto! Siamo in profonda comunione anche con quanto dice il
Papa:”Mentre resta necessaria e urgente la prima evangelizzazione in non poche
regioni del mondo, scarsità di clero e mancanza di vocazioni affliggono oggi
varie diocesi e Istituti di vita consacrata. E’ importante ribadire che, pur in
presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le
genti resta una priorità. Nessuna ragione puo’ giustificarne un rallentamento o
una stasi”.......”Missione che è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con
tutte le forze al suo servizio” (Giov. Paolo II) Come non pensare qui al
Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava:”Passa in Macedonia e aiutaci”?
Oggi sono innumerevoli quelli che attendono l’annuncio del Vangelo, coloro che
sono assetati di speranza e di amore. Quanti si lasciano interpellare a fondo da
questa richiesta di aiuto che si leva dall’umanità, lasciano tutto per Cristo e
trasmettono agli uomini la fede e l’amore per Lui! (Spe Salvi,8).
Come è bello, carissime sorelle, poter ascoltare la voce del Papa che è
quella de Primo Missionario del Padre, oggi, ....grazie alla disponibilità di
giovani sorelle....che lasciano tutto perchè amano Lui e la nostra Famiglia
Religiosa! Esultanti lodiamo il Signore!
Con tanto affetto e
riconoscenza
Sr Mariangela e le sorelle del Distretto africano
|
|
|
|
|