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Dall’Australia
P. Ennio Mantovani, nipote di sr. Maria Mantovani,è da molti anni in Australia . E’ Verbita e antropologo e tiene corsi all’università in Nuova Zelanda e in Australia . Ogni tanto manda notizie. Qui racconta degli incendi che hanno, in questo periodo, devastato l’Australia. Notizie di chi vive in questa realtà e che abbaimo trovato interessante fare conoscere a tutt.-
Si alza il sole non so mai se sia il rosso del fuoco o solo il rosso di mattina. Probabilmente ambedue. I morti sono fermi a 181 ma sappiamo che nelle case bruciate – due mila! – ci sono ancora resti umani che devono cercare di identificate. Sono arrivati specialisti dall’estero a dare una mano ai nostri in questo lavoro che forse durerà per qualche mese. I fuochi continuano ma si spera poter salvar almeno i centri abitati. Un altro grosso problema è l’acqua potabile per Melbourne che si trova nei laghi della zona nonché le linee di alta tensione che portano elettricità in città. Alcune migliaia di pompieri specializzati cercano di contenere gli incendi per impedire che tocchino sia i centri abitati che l’acqua potabile e le linee d’alta tensione.
Quelli che combattono gli incendi non sono pompieri come quelli di città. Sono specializzati in quel lavoro. Hanno il loro sofisticato centro di coordinamento, i loro mezzi speciali sia di terra che di aria. La Nuova Zelanda ieri ha mandato un contingente di tali pompieri. L’ ultima volta che sono venuti ad aiutarci parecchi sono finiti all’ospedale con gravi ustioni. E’ il rischio che corrono nella foresta: il fuoco può prenderli a Tradimento alle spalle e chiuder loro le vie di scampo. Eppure sono tornati a dare una mano ai nostri. Quelli del Vittoria hanno aiutato loro ed ora sono qui a darci man forte.
E’ incredibile il senso di solidarietà tra la gente. Ieri in televisione abbiamo visto contadini del Qeensland che hanno caricato balle di fieno e si sono messi per istrada con i grossi TIR per portare aiuto ai contadini di qui che hanno potuto salvare qualche bestia ma hanno perso tutto il foraggio. Sono alcune migliaia di Km che debbono percorrere ma lo fanno in solidarietà con quelli del Vittoria. Si pensa che siano periti circa un milione di animali tra selvatici – canguri, koala, ecc. – che domestici – pecore, mucche, cavalli, ecc. Quelli sopravvissuti non trovano più erba da mangiare. Quelli del Nord che soffrono causa le inondazioni pensano ai colleghi del Sud che hanno perso tutto nel fuoco. La solidarietà è forse la virtù più spiccata degli australiani.
E’ tutto per il momento. P. Ennio Mantovani
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Eccoci in pieno centro di Agnibilekrou, ci guardiamo intorno e vediamo un formicolio di persone che lungo la strada hanno i loro banchetti, ammiriamo la bella Moschea e, verso le 13.30 siamo fuori del cancello della casetta delle suore, circondata da un muro di cinta alto quasi quanto la casa stessa.
Un suono di clacson e il cancello si spalanca: ecco il sorriso di sr Giovanna Consonni con le due giovani suore, sr Eugenie e sr Bernadette che ci accolgono; la gioia dell’incontro è grande: finalmente ci siamo. Dopo il pranzo, misto di saluti, notizie, domande e aggiornamenti vari, siamo accompagnate presso la Comunità di sr Giuseppina di cui sopra, e lì ci vengono assegnate tre stanzette per i 12 giorni di permanenza poiché la casa delle Figlie del S. Cuore di Gesù, che sono in Agnibilekrou, è talmente angusta che non c’è davvero posto per dormire.
Agnibilekrou è una Città di 40/50.000 abitanti, dove si mescolano pacificamente le 66 etnie che si possono raggruppare in 4 ceppi tra cui gli Agnì e i Krou, da cui il nome della Città: in mezzo ci si mette il nome di Bilé, il primo Agnì che fondò il villaggio e così ecco il nome di AGNIBILEKROU. Gli animisti sono il 60%, i musulmani il 25%, i cattolici l’12%, il resto della popolazione appartiene a varie sette protestanti e non. Le altre notizie relative alla situazione politica e ad altri aspetti della cultura locale si possono trovare su Andiamo, n° 1, gennaio – febbraio 2008.Attualmente i Catecumeni dell’intera Parrocchia che si estende fino a 80 km da qui, sono 2.500; essi riceveranno i Sacramenti dopo un cammino di circa 5 anni. La Catechesi viene fatta il sabato mattina: tutti i catecumeni (ragazzetti e giovani) si riuniscono a decine e decine davanti alla paillotte dove don Vittorio Consonni, il fratello di sr Giovanna, introduce il cammino spirituale ricordando che la Quaresima è un tempo speciale per conoscere il Signore e ascoltarlo, poi tutti in fila davanti alle aule per entrare in perfetto silenzio.
Anche il silenzio dei fedeli raccolti nella Chiesa capace di 2.000 persone, colpisce l’attenzione del visitatore (essa si riempirà per ben due volte per le due Messe domenicali); essi giungono anche da lontano, ben vestiti; le donne perfettamente pettinate sono solenni nel loro portamento; tutti entrano in chiesa e si dispongono a ripassare ritornelli e canti proposti dal maestro di coro e… tutti partecipano. Non c’è nessuno che bisbigli, nessuno che faccia rumori; i laici che animano la liturgia sanno cosa fare e si muovono con proprietà. Si avverte come tutte quelle persone abbiano il senso del divino alla cui presenza “stanno” con naturalezza edificando anche noi che guardiamo. Lo sguardo si posa sui grandi affreschi con didascalie che completano la catechesi per immagini, ricordando i misteri fondamentali affondando le radici nell’Antico Testamento con le figure dei grandi personaggi. Il pittore? don Vittorio: quando i missionari ingrandirono la Chiesa aggiungendo le due navate laterali, il transetto della pianta a croce latina e allargando l’abside, inserendovi il fonte battesimale com’era anticamente, coi gradini che scendono nella vasca, ritennero necessario completare l’opera in modo intelligente: un lavoro grandioso!
Gli altri Sacerdoti sono: don Gianni, don Massimo, don Elvio; essi, a turno, raggiungono i villaggi che distano anche 80 e più km. Don Gianni, in una delle sue visite ad uno di quei villaggi un giorno fu colpito da una scena terribile: un ragazzetto era stato legato ad un albero perché, … secondo qualcuno aveva combinato qualcosa… Chiese informazioni, lo slegò dall’albero e se lo portò alla missione; oggi questo giovanotto di nome Firmino vive con i Padri, fa il lavoro dell’orto e, anche se non ha tutti i “giovedì” in regola, tutti gli vogliono bene perché è stato salvato da una morte ingiusta e crudele.
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Volo a 10.670 m d’altitudine
7 febbraio: siamo all’Aeroporto Charles de Gaulle Parigi per poche ore, il tempo necessario per prendere il volo 343 dell’Air France che atterrerà a Port Bouet, Abidjan, in Costa d’Avorio alle 19.30 dell’8 febbraio. L’Aeroporto si presenta in dimensioni inimmaginabili: la grandeur francese è lì per offrire al turista un servizio in grande, perfetto: per passare da un punto all’altro del Terminal bisogna prendere la navetta che impiega anche mezz’ora di tempo per giungere a destinazione e poi stuarts di servizio per sciogliere dubbi, indicazioni e scritte, metal detector e porte a laser per la sicurezza, passaporto da mostrare più volte e poi… tutte e tre sul gigantesco aereo, certamente più stabile del “modellino di volo” Verona – Parigi. Siamo tre viaggiatrici: sr Nicoletta Andriani, Maddalena Piccardi vecchia pioniera in Albania, abituée di missioni in Congo per il C.O.E. e sr Mariagrazia Astori. Il caldo che ci abbraccia all’uscita non lascia dubbi: ecco l’Africa!
Sr Giuseppina, Suora delle Poverelle, che ha accettato questo servizio impegnativo di prelevarci all’aeroporto e di portarci a destinazione, ci accompagna presso la Casa d’accoglienza delle suore Claretiane per passarvi la notte. Al mattino alle 6.00, eccoci pronte per riprendere la strada verso Agnibilekrou dopo aver fatto una capatina in una delle Comunità delle Suore delle Poverelle; la casa è molto bella, si sviluppa su un quadrilatero con solo piano terra, giardinetto interno e chiostro, come tutte le Abbazie; la Chiesa è esterna.
La strada, l’unica che va verso il Nord dello Stato Ivoriano, che tocca anche il Ghana, è piuttosto dritta, l’asfalto perfetto per circa 120 km, con lavori in corso per migliorarne la qualità, permette all’autista del pulmino di fare i 120 orari finchè si giunge ad un certo paese dove all’improvviso l’asfalto è molto “sofferto”: certamente più sottile e meno curato, esso è continuamente ferito dal frequente passaggio dei pesantissimi camion che trasportano tronchi enormi abbattuti nella foresta, fino al porto di Abidjan o al Nord del Paese, quindi l’altra metà del viaggio è tutto singhiozzi, frenate, gincane, rallentamenti, riprese… fino ad Agnibilekrou.
Gli occhi, intanto, non si stancano di guardare a destra e a sinistra; si possono contare le poche coltivazioni ordinate, soprattutto quelle dei bananeti da esportazione con i tipici sacchi celesti che proteggono i caschi dai parassiti, qualche albero di papaia, tanti palmeti, ma anche parecchie zone di savana incolta, in parte bruciata, dove si spera di vedere almeno un elefante, una scimmia, un leone, ma…niente: dove sei Africa? Sei lì con le tue povere bancarelle di frutta e verdura dell’orto “fuori capanna” che vorrebbero fermare gli automobilisti che corrono lungo la pista, fermati solo dalle buche e dai soldati posti al limite del villaggio, che sbarrano la strada con gomme e un po’ di filo spinato per dire: Alt, qui c’è la dogana!
Passiamo a fianco di Adzopé, il villaggio la cui fondazione sorta per la cura dei lebbrosi e che si attribuisce indebitamente a Raoul Follerau; veniamo a sapere, invece che il lebbrosario iniziò per volontà di una certa Suor Eugenia, bergamasca la quale riuscì a coinvolgere il giornalista Raoul Follerau che fece poi, per ben 42 volte il giro del mondo, per raccogliere aiuti, diventando benefattore e sostenitore dell’intera opera.
Il viaggio sembra ancora più lungo per i continui rallentamenti, le frenate e le riprese, ma al fin dei conti i km sono appena 255 ed eccoci in pieno centro di Agnibilekrou,
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Saremo in fiera a Montichiari dal 9 al 10 dicembre. E' offerto un box dove si può esporre opere del nostro artigianato dall'Ente fiera di Montichiari che riserva un padiglione della fiera agli Enti non profit.
Ci saremo anche noi....un Grazie all'Ente Fiera di Montichiari che organizza gratuitamente un Natale anche per il non profit.
Speriamo in buoni frutti.Novità a non più finire......
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Il CAM ha partecipato il 24 settembre alla XV Festa del Volontariato con uno stands in Piazza Stradivari. Giornata di sole e di buoni affari.Nonostante fossero più di 100 le associazioni presenti molti si sono fermati al nostro stands a chiedere informazioni e anche a comprare i lavori artigianali del nostro laboratorio in Albania, delle suore e dei gruppi di sostegno che ci aiutano.
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E' arrivata in questi giorni la richiesta di partecipazione alla 15° giornata del volontariato cremonese che si terrà il 23 -24 settembre.
Il Cam intende partecipare come fa da due anni. Anche qui è inutile dirvi che se siete da quelle parti siete i benvenuti al nostro stands.
Anche solo per conoscerci.
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Saremo presenti alla manifestazione fieristica Job&Orienta a Verona dal 23 al 25 novembre.
Verrà presentato il nuovo corso di formazione missionaria e le esperienze estive di volontariato 2007.
Se siete in zona venite a trovarci in fiera. L'ingresso è gratuito. Vi aspettiamo!
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Mostra A S. Felice
La mostra è stata esposta a S. Felice il 17 aprile in occasione dell'incontro "Amici dell'Albania". Al termine di un anno di esperienza possiamo dire che l'iniziativa è stata valida e ha permesso di fare accostare la realtà albanese in modo efficace a molte persone
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S. Felice 17 aprile Amici dell'Albania
Mettiamo insieme la presenza di sr. Lorenza e della M.Provinciale per un grazie a chi ci ha aiutato in questi anni nella missione di Shegnjin, la presentazione di iniziative ed esperienze coinvolgenti, il trovarsi tra amici che condividono la stessa "passione" per popolo albanese, ...... E' uscito un incontro diverso dai soliti che stabilisce legami duraturi e dà solidità e futuro alla missione. Felice 17 aprile Amici dell'Albania
E' difficile raccontare di questa mattinata di una domenica d'aprile...è stata un'esperienza tutta e solo da vivere
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