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<title>Centro Animazione Missionaria - FSCG -</title>
<link>http://www.missionicam.org</link>
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<language>it-it</language>

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<title>In streaming il video sul viaggio a febbraio in India</title>
<description>&lt;P&gt;Potete vedere il video del viaggio in India fatto a febbraio 2008. E' un filmato amatoriale, direi molto amatoriale,ma che ci fa vedere alcune case nostre e&amp;nbsp; il viaggio che intenderemmo fare a ottobre di quest'anno.&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionicam.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=264</link>
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<title>Viaggio in Costa D'avorio 4 e ultima parte</title>
<description>&lt;P&gt;Abbiamo inseritoi un pezzo della terza parte perchè ci siamo accorti che il periodo non era finito&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Le tre suore, sr Giovanna Consonni, italiana, sr Eugenie e sr Bernadette originarie di Bangui Repubblica Centrafricana, vivono in una casetta piccola che dista circa 2,5 km dalla parrocchia e ad 1 km circa dal Centro handicappati dove lavora sr Eugenie; lei si prende cura di bebè di pochi mesi, nati con malformazioni ai piedini, o di bimbi di due anni e poco più che ancora non hanno acquistato la posizione eretta perché idrocefali o non sono autonomi per problemi di parto, ma anche di adulti che desiderano superare l’handicap di una poliomielite che li ha costretti a stare seduti su una sedia a rotelle ed ora hanno l’opportunità di sperare in un futuro migliore e si sostengono con la speranza di riuscire a camminare almeno con i deambulatori, quindi si sottopongono a continuo esercizio, pur nella sofferenza, per raggiungere lo scopo. Sr Bernadette è Junior e frequenta il liceo, è all’ultimo anno e si sta preparando agli esami. Sr Giovanna Consonni è responsabile della comunità, tiene i contatti con l’esterno, con il Distretto africano, cura la conduzione della casa, ma soprattutto lavora per la Catechesi in Parrocchia dove il fratello Sacerdote è responsabile di tutta l’opera di Catecumenato. Tutto il cammino di fede è molto ben curato perché la catechesi è sostenuta da tanti Catechisti che, oltre ad avere la propria classe il sabato mattina fanno catechesi anche nella zona dove abitano preparandosi, però, durante la settimana con la partecipazione alle lezioni tenute da don Vittorio.&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Il futuro delle nostre consorelle si apre su una realtà nuova di quartiere infatti è già in dirittura d’arrivo la costruzione della casa per le suore, in collina, appena fuori del Centro; questa casa sta sorgendo per volontà del Vescovo di Bergamo Mons. Roberto Amadei che ha pensato di offrire all’Istituto delle Figlie del S. Cuore di Gesù, questo dono per la Canonizzazione di S. Teresa Verzeri. Intorno sono già in costruzione tante casette della gente e si pensa che cresceranno ancora, verrà costruita una grande strada perciò ci sarà molta vitalità. La popolazione che fa capo all’attuale Parrocchia, dedicata a St. Maurice, compagno nella Legione Tebea di S. Alessandro martire, è andata crescendo, quindi i missionari bergamaschi hanno pensato bene di dividere la parrocchia costruendo un altro centro in collina con Chiesa e aule per la catechesi, casa per i Sacerdoti, centro di aggregazione e casa per le suore (e hanno cominciato con questa). La chiesa sorgerà prestissimo con la collaborazione della gente che rispondendo subito con generosità si è impegnata, a due a due, a consegnare i franchi CFA corrispondenti al costo di un sacco di cemento.&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;
&lt;P&gt;La gioventù della città è numerosissima; le giovani vengono anche dai villaggi lontani pur di studiare nei licei di Agnibilekrou; le Figlie del S. Cuore sono nate per l’educazione della gioventù quindi il futuro è aperto su questa prospettiva, senza venir meno all’opera di rieducazione fisica del centro per handicappati e mantenendo viva la collaborazione per la catechesi.&lt;BR&gt;Riflettendo sul tenore di vita di questa popolazione, sull’indole pacifica, ma operosa e attiva nello stesso tempo, si può cogliere come ogni gesto, si compie con signorilità, senza nevrosi, senza ansie. Tu torni in Italia e cogli come tutto scorre in modo vorticoso: tutti hanno fretta, ti suonano il clacson, i bambini non ti salutano, la gente ti ignora, non ha tempo per il Signore la Domenica perché “ha da fare”… ma che cosa? dove va? verso chi? cosa vuole? cos’è che non basta?&lt;BR&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionicam.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=263</link>
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<title>Viaggio in Costa d'Avorio 3 parte</title>
<description>A mezzo chilometro di distanza dalla Parrocchia, ecco la bella e grande Moschea di Bleu; i fedeli del Venerdì vi si aggirano e si preparano per la grande preghiera. Il Muezzin, come ogni notte, dalle 4.15 aveva già “elevato” la sua voce sollecitando tutti ad alzarsi per lodare Allah, il misericordioso. Ogni notte, prima dell’alba, alla stessa ora, lo si sente a distanza, e subito tutti i galli della città si svegliano e così comincia il concerto mattutino. E la gente? Un brulichio… fin dalle 6:00 del mattino li vedi già lungo la strada maestra e se in mattinata vai al grande mercato dove sui banchi di vecchio legno sgangherato vi espongono tutti i prodotti del loro orticello, è tutto un formicolio di persone che vendono e comprano. Quella è la loro fonte di guadagno. Nessuno si offende se il cliente sceglie il banchetto del vicino, ma tutti aspettano che tu scelga il loro. Solo i musulmani vendono carne: capretti, vitelli…e tante mosche. Non manca il pesce, il maiale, ma quelli sono in un altro reparto; si aggirano anche ragazzette e bambini ambulanti con catini rigorosamente appoggiati sopra la testa, in perfetto equilibrio, pieni di sacchettini di cellofan gonfi di acqua fredda, verdure vaie, peperoncini, dolcetti strani…
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;Gli occhi in su ed ecco un secondo piano. O bella!...le abitazioni generalmente hanno un solo piano terra e qui due piani! Saliamo: anche sopra c’è una litania intricata di banchetti con abiti d’ogni genere, scarpe anche di marca, magliette, biancheria… e da lì sopra si può guardare giù… non tutto è così lindo, l’igiene non è certo di casa, ma è un’ottima occasione per farsi degli anticorpi…
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;Rifletti e ti rendi conto che tutta questa operosità che non può preoccuparsi della Legge 626 sta cercando di supplire al grande crollo dell’economia che ha penalizzato, da qualche anno in qua, la Costa D’Avorio: i Grandi della Terra, con le loro intuizioni e le loro multinazionali hanno trasportato in altri Paesi le radici dell’economia dirottando altrove le coltivazioni di caffè e cacao quindi la “bambola” si è rotta. 
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;Un altro dei problemi è quello dell’acqua; non è che manchi in assoluto, c’è scarsità, di tanto in tanto può mancare durante tutta una giornata; ciascuno deve fare la formichina e cercare di farsi delle riserve per la sussistenza quotidiana.
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;Le abitazioni della gente sono molto semplici, tutte a piano terra; in genere sono in muratura; solo nei villaggi lungo la strada principale si vedono le capanne tipiche dell’Africa, e il bianco che passa pensa: “meno male che fa caldo, che non siamo nella stagione delle piogge”! ma poi, quando verrà… come sarà?
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;In Città ci sono 4 licei tra statali e privati (quelli dei religiosi) e i giovani che li frequentano sono circa 10.000. Tutti vanno a scuola volentieri; non circolano libri e tutti prendono rigorosamente appunti; gli alunni sviluppano così anche una capacità di memoria elevata (anche in Chiesa tutti cantano a memoria… altro che libretti o fogli volanti!).
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;La lingua ufficiale è il francese, il dialetto è Agnì, ma in Città ci sono anche tanti altri idiomi. Sono solo gli anziani che non conoscono del tutto la lingua ufficiale. 
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;E le nostre suore, dove sono? cosa fanno?
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;Le tre suore, sr Giovanna Consonni, italiana, sr Eugenie e sr Bernadette originarie di Bangui Repubblica Centrafricana, vivono in una casetta piccola che dista circa 2,5 km dalla parrocchia e ad 1 km circa dal Centro handicappati dove lavora sr Eugenie; lei si prende cura di bebè di pochi mesi, nati con malformazioni ai piedini, o di bimbi di due anni e poco più che ancora non hanno acquistato la posizione eretta perché idrocefali o non sono autonomi per problemi di parto, ma anche di adulti che desiderano superare l’handicap di una poliomielite che li ha costretti a stare seduti su una sedia a rotelle ed ora hanno l’opportunità di sperare in un futuro migliore e si sostengono con la speranza di riuscire a camminare
&lt;P&gt;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionicam.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=262</link>
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<title>Balcani: Albania e Kossovo</title>
<description>&lt;P&gt;Si intitola “Rafforzare la prospettiva europea”. È una comunicazione interamente dedicata ai Balcani occidentali che la Commissione europea ha pubblicato la scorsa settimana. Fa il punto sul progresso dei singoli stati della regione verso l’integrazione, allega delle raccomandazioni per accelerare i processi in corso. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Intanto in Albania la notizia dell'avvio dei negoziati con l’Unione europea per la liberalizzazione dei visti Schengen ha colto di sorpresa media e politici albanesi: non se l'aspettavano dopo che in questi ultimi anni dall'Ue arrivavano quasi esclusivamente rimproveri. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Ma è il Kosovo la cartina tornasole di tutte le difficoltà di Bruxelles nella regione. La mancanza di unità sulla questione dello status impedisce l'offerta di una prospettiva europea credibile.&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionicam.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=261</link>
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<title>Il mito del Kossovo</title>
<description>&lt;P&gt;Traduzione a cura della redazione di Osservatorio sui Balcani &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;I giovani manifestano ancora e si ribellano. Questa volta il motivo del loro impegno è la protesta contro la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e la storica ingiustizia che è stata commessa nei confronti della Serbia. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Alla ribellione di questa generazione è già stato dato il nome derisorio di “Kosovo per le scarpe da ginnastica”. L’immagine delle due ragazze è diventata sinonimo di ciò che accade per le vie di Belgrado. Per chi vuole ascoltare, è chiaro che le due ragazze - ma probabilmente anche la maggior parte dei loro coetanei - sono andate alla manifestazione perché insoddisfatte e frustrate; perché sentono di essere ai margini e di essere trascurate. Non rubiamo perché abbiamo, ma perché non abbiamo niente. Dove sono quelli che hanno, perché non sono venuti a rubare? Le parole di una delle ragazze suonano come un campanello d’allarme della società in cui viviamo. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;K. Lorenz afferma che la manipolazione delle persone fa parte degli otto peccati capitali, mentre Orwell aggiunge che il potere è fatto in modo che lo spirito umano si frantumi, per poi far sì che si ricrei nella forma desiderata. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;La ribellione dei giovani è autentica, ma anche costruita. Sono convinta che sentano emotivamente la perdita del Kosovo, nonostante in Kosovo non ci siano mai stati. E che perciò si sentono male e sentono che alla Serbia, e pertanto anche a loro, è stata commessa un’ingiustizia. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Hanno accumulato rabbia e insoddisfazione, la storia sull’Unione europea è loro distante, non hanno soldi per viaggiare, il regime dei visti rende loro difficile muoversi. Il Kosovo è lì, onnipresente, in ogni libro di scuola, sui giornali, su tutti i canali televisivi, nei discorsi a tavola con la famiglia, negli auguri natalizi via SMS. I giovani, come tutti noi, sono prigionieri del “nuovo mito del Kosovo” che è sorto negli ultimi anni, e per il quale, si direbbe, ha responsabilità esclusiva la nostra élite politica. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Qualcuno ci ha preparato per la dichiarazione unilaterale di indipendenza o per un qualsivoglia altro scenario sfavorevole? Di tutto ciò i cittadini della Serbia non sapevano un bel niente eccetto il piccolo numero di coloro che di queste e simili questioni si occupano professionalmente; di questo non si è parlato, questa battaglia non si poteva perdere. Ma lo stato si è chiesto come i cittadini si sarebbero ripresi da uno shock di tali dimensioni? &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Temo che non ci siano risposte. Il piano di azione i cui dettagli ancora non conosciamo, e sembra proprio che non li sapremo affatto, ha predisposto le attività dello stato a favore della difesa della sovranità e dell’integrità territoriale. Ma sembra che nessuno abbia pensato a lavorare ad una strategia per lo sviluppo futuro del paese. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Cosa succederà quando passerà il primo shock? Cosa faremo con le generazioni di giovani che vivono con il sentimento che gli sia stata fatta un’ingiustizia e le cui prese di posizione sono plasmate soprattutto dalle emozioni? Come riusciremo a costruire una società in cui loro saranno in grado di realizzarsi? Se non faremo questo, avremo una società che è un coacervo di individui frustrati che non sono all’altezza di raggiungere un avanzamento. Gireremo nel circolo vizioso delle vittime dal quale, se non ci sarà una sistematica risposta dello stato, non c’è una rapida via d’uscita. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Se “il ministro che meglio di tutti conosce la gente” da mesi ormai attacca una televisione, c’è da stupirsi che i giovani dimostranti corrano ad attaccare quel “covo di nemici”? Anche se il giorno dopo, molto probabilmente, sulla stessa televisione guarderanno la Coppa dei campioni o il “Grande fratello”. Se il caporedattore di un settimanale con entusiasmo dice che in Serbia è finalmente cresciuta una generazione che non è apolitica, anazionale, che non è interessata solo ai visti Schengen, alla polvere dell’Afghanistan, ai televisori al plasma provenienti da Hong Kong, c’è qualcosa di strano allora se i giovani sostengono tali stereotipi e vivono l’Europa come la culla di tutti mali? Se per i tumulti per le vie di Belgrado e delle altre città della Serbia molti ministri, editorialisti e altri hanno parole di comprensione, e a volte persino di elogio, come possiamo aspettarci che questo tipo di comportamento non si ripeta in futuro? Se un tale “responsabile personaggio” dichiara di comprendere, benché non giustificare, gli attacchi alle panetterie di proprietà degli albanesi o dei gorani che vivono qui da decenni e non hanno minimamente contribuito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, significa che si sta dando un tacito assenso a far sì che tali attività proseguano finché non finisce lo “stato di shock”? &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;Qui non c’è niente da capire. Né da giustificare. La violenza genera violenza. Sul breve periodo la manifestazione dei sentimenti nazionali dei giovani espressi con comportamenti aggressivi può solo condurre al sostegno di alcune opzioni politiche. Sul lungo periodo, distruggerà loro stessi e la società nel suo complesso. Per questo credo che i politici e tutti gli altri dovrebbero preoccuparsi di trovare il modo di articolare la rabbia e l’insoddisfazione dei giovani; di non sottovalutare la possibilità di un’esplosione sociale e di trovare una soluzione per canalizzare l’energia dei giovani verso la loro inclusione nella società e nella realizzazione di cambiamenti positivi. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;In questi giorni difficili, sono sicura che sia impopolare parlare dell’istruzione. Ma, credo che la migliore risposta sistematica ai problemi sia una buona e solida istruzione, con uguali possibilità per tutti e includendo i giovani nella società e nello stato. È impopolare, lo so, ma forse sarebbe il caso che durante la prossima finanziaria l’importo che viene destinato ai giovani e all’istruzione sia più alto. &lt;/P&gt;
&lt;P&gt;&amp;nbsp;&lt;/P&gt;</description>
<link>http://www.missionicam.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=260</link>
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